sabato 9 luglio 2011

THE TREE OF LIFE - HABEMUS PAPAM

Finalmente sono riuscita a vedere due film protagonisti degli sgoccioli di quest'ultima stagione cinematografica, che mi ero persa causa caldo incipiente e desiderio di aria aperta piuttosto che di cinema. Adesso invece l'aria è talmente calda che qualche serata in pieno refrigerio da sala condizionata si prospetta come una bella oasi di relax. E dunque. Ecco che ho visto Habemus Papam di Nanni Moretti e The Tree of life di Terrence Malick.

Per quanto riguarda Malick devo ammettere di essere andata al cinema con il mood  sacrificale, nel senso che lo volevo vedere, dato che il film Palma d'Oro a Cannes non può non avere il suo perché, ma temevo l'annunciata pesantezza.
Per cui ho scelto uno spettacolo ad un orario consono (le 21.30) e devo dire che è andata meglio del previsto, nel senso che non ho avuto crisi di sonno!, anche se il film non mi è piaciuto. Le immagini iniziali sono molto poetiche e ti aspetti che questa poesia permei tutto il film, lasciandoti senza fiato. Questo però non accade. Ci sono due tranches di scene surreali che si avvicinano pericolosamente ad un documentario naturalistico, non noiose ma a mio parere troppo lunghe e poco significative. Ripenso al bellissimo 'Amabili resti' di Peter Jackson, con scene simili di gioioso aldilà: lì c'era qualcosa da comunicare. In questo caso invece si tratta di virtuosismi fini a se stessi. Certo la fotografia è bellissima, le potenzialità registiche sono alte e la visionarietà non manca, ma a mio parere il film non arriva, non ha potenza, non emoziona. E' un mix tra 'Amabili Resti', appunto, Avatar e Super Quark. Col dovuto rispetto a tutti i termini di paragone, ovviamente, e senza voler sembrare eretica. Non c'è una storia, un racconto vero, e il cinema, prima di tutto, una storia la deve raccontare. Bravissimo Brad Pitt nel ruolo del padre autoritario, represso e repressivo degli anni '50.


Habemus Papam invece, trionfatore ai Nastri d'Argento 2011, mi è piaciuto moltissimo. L'ho trovato originale, ironico e spietato al tempo stesso, surreale eppure verosimile. Straordinaria la grazia e la dolcezza di Michel Piccoli, che, preso dal panico alla sua nomina papale, si trova a confrontarsi con il 'deficit di accudimento' diagnosticato da una psicoanalista. Stupenda la scena in cui Piccoli passeggia nel verde del prato del Vaticano, con la testa che sbuca da dietro le siepi, abbozza un umanissimo saluto alle guardie svizzere e queste si trovano interdette, non sanno cosa fare. Da un papa non ci si aspetta un gesto così umile e terreno. Esilarante il personaggio della guardia svizzera che si trova a fare da controfigura al Papa. Strepitosa la colonna sonora, con 'Todo cambia' di Mercedes Sosa. Non voglio osannare l'uno e demolire l'altro, sono due opere completamente diverse, ma il cinema deve essere arte del raccontare e del comunicare, non può limitarsi alla visionarietà virtuosistica e unilaterale. Questo è il mio parere da spettatrice, senza nulla togliere al genio riconosciuto di Malick.


2 commenti:

  1. Concordo in pieno su Tree of life.
    Da grande estimatore di Malick, un vero buco nell'acqua. O nell'aldilà.

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  2. Nell'aldilà MrFord, decisamente! A presto

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